Spagna - Marocco II

 

 

 

segue da http://www.2wd.it/it/viaggio/spagna-marocco-i/



5 agosto 2013

Ceuta – Fnideq


L’arrivo in frontiera a Fnideq è un tuffo in un altro mondo; la dogana è invasa da venditori, guide turistiche (vere o presunte) e  gente che – richiesta o meno – ti assale per fornirti aiuto con le pratiche doganali, che sarebbero peraltro semplicissime (basta compilare un paio di moduli con i dati del passaporto e del libretto della moto) se non fosse per il casino creato da loro.
Come prevedibile, dal kaos salta fuori la sorpresa: dopo un’occhiata al passaporto, al libretto di circolazione e ai vari moduli, il doganiere chiede il feuille complementaire (il certificato di proprietà, presumo) ... senza il feuille complementaire non si può entrare in Marocco !!

Infastidito, ci manda da un altro doganiere, che se ne lava le mani e ci manda da un terzo, che a sua volta ci rimanda dal primo, sempre irremovibile … “mi dispiace, senza il foglio complementare non c’è niente da fare … non sono io che decido, è la legge … io non posso farci niente … se fosse per me, ma tengo famiglia, non posso rischiare il posto …” etc. etc. etc.

Quando sembrava ormai ineluttabile l’offerta di un piccolo contributo per far studiare i figli, arriva la seconda sorpresa: ci fa entrare - gratis !! - semplicemente scrivendo un paio di righe sul retro della carta di immigrazione.


Comunque, passiamo la dogana, facciamo l’assicurazione RC auto/moto (in dogana l’assicurazione di 30 giorni costa 90 euro, ne abbiamo cercata una più economica in città ma non abbiamo trovato nessuno che la facesse) ed andiamo in albergo.


Mentre aspetto gli altri compagni di viaggio, che arrivano in nave a Tangeri Med (dove, per la cronaca, nessuno ha chiesto loro il foglio complementare) faccio un giro per Fnideq.


La città non ha nessuna attrattiva turistica né nessun posto che meriti di essere visto … in poche parole, uno schifo.

Un posto così però è ben difficile che venga invaso dal turismo, per cui ha quantomeno i pregi dei posti tourist free, a cominciare dal fatto che nessun venditore ti assale mentre giri per la strada e nessuno ti cacci fuori dalla moschea (dove l’ingresso sarebbe vietato ai turisti).

La città soprattutto è sorprendente per la quantità di edifici in costruzione, di un bianco inamidato fuori luogo rispetto ai colori ed al disordine del resto della città.

Nella maggior parte dei casi, però, sembra che la costruzione degli edifici sia stata interrotta a metà; l’impressione complessiva è quella di un boom economico (non saprei dire se dato dalle rimesse degli emigranti o dallo sviluppo dell’economia interna) bruscamente interrotto.

 


6 agosto

Fnideq – Chefchaouen - Fes

Partenza alle 8, arrivo alle 18 - km 320


Prima tappa tutta su asfalto, il che non vuol comunque dire guida rilassata.

La strada non ha buche, ma l’asfalto è liscissimo e straunto dagli scarichi delle macchine; nel primo tratto, lungo il mare, c’era anche la salsedine a rendere il tutto ancor più scivoloso.

Anche per le gomme praticamente quadrate dopo 2.500 km di autostrada, mi rimane addosso una sensazione di instabilità per tutto il giorno.

Verso mezzogiorno, sosta per una visita (con 38° in tuta da moto, non molto piacevole) e il pranzo a Chefchaouen, paesino di montagna famoso per la sua medina dipinta di azzurro e famigerato per i suoi spacciatori di haschich.

Il paesino in effetti è carino; contrariamente alle previsioni, i venditori di hashish invece sono sempre gentili e sorridenti (che vendere hashish sia più rilassante di vendere babbucce ?) … niente a che vedere con l’assalto ed i toni dei venditori nelle Medine di Fes e Marrakesh.


Dopo pranzo, proseguiamo verso Fes.

Lungo la strada, le cose più “interessanti” sono un paio di incidenti la cui dinamica è un rebus, salvo ipotizzare che uno dei due mezzi viaggiasse in superstrada contromano …

… che ci abbia azzeccato o meno, è sempre meglio tener presente la possibilità di trovarsi sempre qualcuno di fronte, anche in autostrada … come diceva mia nonna, “bisogna aver testa anche per gli altri” … in Marocco la raccomandazione vale 10 volte di più. 

Arrivo a Fes verso le 8, troppo tardi per fare un giro nella Medina.

 

 

7 agosto

Fes – Ifrane

Partenza alle 16, arrivo alle 18 - km 60


Per godermi Fes con calma, vado alla Medina alle 8.

A quell’ora è praticamente deserta; manca del tutto la sua atmosfera, ma – contemporaneamente – senza il normale kaos di suoni, colori, odori e persone non c’è niente che distolga l’attenzione dalla bellezza dei palazzi … dove di solito si è abituati a vedere solo montagne di babbucce o tessuti, saltano fuori bellissime porte in legno decorate e facciate intarsiate.

Riesco anche a visitare il souk dei tintori (ancora meraviglioso) prima che arrivino altri turisti e, soprattutto, le guide turistiche (vere o  presunte).

Girare da soli per la Medina peraltro non è così difficile come molti pensano.

Nessun dubbio che sia un labirinto, passeggiando a zonzo è impossibile avere sempre la percezione esatta del punto in cui ci si trova, ma con un po’ di senso dell’orientamento e seguendo i flussi di pedoni si può arrivare senza grossi problemi dove si vuole; oggi sono anche stati creati dei percorsi turistici a tema, con le relative segnalazioni, che possono essere utili.

La Medina non è comunque grandissima, per cui se anche ci si perdesse prima o poi si arriverebbe ad una porta o ad un altro punto noto, in cui si può ritrovare la bussola.

In ogni caso, l’alternativa è farsi accompagnare dalla solita guida (vera o finta) che ti porta a fare il solito giro delle botteghe in cui ha la provvigione per cui … non c’è alternativa !!


Verso le 10.00 la Medina si è riempita di persone e di merci di vario genere: oggetti artigianali in alcune aree e robaccia Made in China in altri.

Inutile dire che il fascino dei souk artigianali è di gran lunga maggiore.

D’altra parte, non si può pensare che i marocchini ancora oggi vivano comprando solo oggetti di artigianato tradizionale.

Come in tutto il mondo, la maggior parte dei vestiti e degli oggetti che usano è industriale; la vendita di oggetti  Made in China, per quanto orribili, fa si che la gente continui ad andare alla Medina a fare acquisti ed, in definitiva, a tenerla viva (o ad evitare che diventi un’area destinata al solo turismo  e alla vendita di souvenir, che forse è fin peggio anche esteticamente).

Paradossalmente, quindi, ben vengano anche i tarocchi cinesi …


Con l’apertura delle botteghe la Medina si riempie però anche dell’esercito di spaccapalle che pretendono soldi per essersi auto investiti del ruolo di guida personale … basta rispondere gentilmente a un saluto o confermare il nome di un paio di calciatori italiani e la mancia è dovuta  (secondo loro) !!

Purtroppo, sono talmente tanti ed, in alcuni casi, insospettabili, che si genera una totale diffidenza nei confronti di chiunque e si finisce per rispondere a monosillabi anche a chi (forse) è solo gentile.


Molte belle comunque sia la Medersa di Bou Inania sia la Medersa Attarin.


Nel pomeriggio, trasferimento in moto verso il Medio Atlante e notte in tenda nei dintorni di Ifrane.

 

 

8 agosto

Ifrane – Midelt
Partenza alle 8, arrivo alle 18, km 260 (di cui circa 60 off-road)


Prima giornata di strade sterrate sui monti del Medio Atlante.

Altopiani, praterie, torrenti, montagne di terra rossa e montagne verdi, oltre alla famosa Foresta dei Cedri … paesaggi molto belli e tante strade sterrate in cui possiamo prendere la mano con la guida off-road prima di arrivare alle piste sahariane.

Bel giro; il punto, però, secondo me è un altro e cioè … ne vale la pena ?

Credo che chiunque vada in moto in Marocco sia interessato soprattutto alle piste desertiche ed a quelle tra le montagne rocciose dell’Alto Atlante.

Dovendo scegliere (e salvo che si abbia un mese intero da spendere in Marocco), considerato che tagliando diritti da Fes si può arrivare ad Errachidia in mezza giornata, per quanto i paesaggi del Medio Atlante siano belli secondo me conviene puntare subito a sud (eventualmente facendo la prima parte della Route Touristique des Cedres, che è la più bella) e buttarsi subito nel deserto … una giornata in più sulle piste attorno all’Erg Chebbi è senz’altro più affascinante di una sul Medio Atlante, senz’altro bello, ma molto più simile ai paesaggi appenninici.

Un giorno in più nel deserto può anche essere utile per ammortizzare eventuali imprevisti (guasti tecnici, strade interrotte, problemi di orientamento etc.) ed errori di valutazione sulla percorrenza delle varie piste.


Qui, in ogni caso, dello sviluppo visto a Fnideq non c’è nessuna traccia.

Nei villaggi ci sono solo case di legno e la gente si sposta a dorso di mulo.

Anche se pare di essere in un altro mondo, sembra che i bambini abbiano imparato in fretta la lezione dai pochi passanti: non appena ci sentono da lontano, fanno corse disperate per arrivare sulla strada puntuali al nostro passaggio e chiedere euro, caramella e penna.


Punto tappa a Midelt, in ambiente ormai desertico.



9 agosto

Midelt – Campo (Ifrane)
Partenza alle 9, arrivo alle 18 - km 260 (di cui 60 off- road)


Partenza verso sud, finalmente verso il deserto.

La strada è molto bella fin dall’uscita da Midelt; prima si sale fino ad un passo a circa mt. 1.900 s.l.m. tra montagne di roccia nera bruciata dal sole, poi si scende nella Valle dello Ziz (altre bellissime montagne di roccia nera con i palmeti sul fondo della valle), poi si arriva alla Sorgente Blu (niente di che, ma con 45° è un’ottima occasione per rinfrescarsi … peccato solo che la sensazione di fresco duri proprio poco una volta che ci si è rivestiti).

Già qui il paesaggio è meraviglioso, niente da invidiare a quelli che troveremo più tardi sulle piste desertiche, ma, come sempre, l’asfalto non da quella sensazione di selvaggio e di libertà che – anche in ambienti identici - danno gli sterrati.

A Maadid pausa pranzo e piscina (un bagno ci vuole sempre, anche per far passare le ore più calde) e poi, più o meno all’altezza di amia,  inizia finalmente la pista.
Circa 110 km lungo il confine con l’Algeria fino all’Erg Chebbi, tra altopiani, rocce nere, rocce rosse, sabbia e soprattutto una meravigliosa sensazione di spazio infinto che danno questi altopiani disabitati … una meraviglia !!!

Campo tendato quando cala il sole … circa 60 km (3
orette) dall’inizio della pista, purtroppo molto lontano dall’Erg Chebbi.



 10 agosto

Campo – Erg Chebbi – Erfoud – Boumalne Dades

Partenza alle 7, arrivo alle 19.30 - km 285 (di cui 70 off-road)


Sveglia all’alba e si riparte verso l’Erg Chebbi, sempre attraversando paesaggi stupendi.

Arrivo verso le 9.30, con il sole già alto, un caldo boia (circa 45°) e la sabbia bollente … neanche da pensare di arrampicarsi sulle dune o di (provare a) guidare sulla sabbia vera.

A Merzouga si torna nel mondo popolato.

C’è anche un benzinaio, dove, però, il caldo ha vaporizzato la benzina, che esce goccia a goccia; per fare il pieno (ad una sola moto) ci vuole mezz’ora quindi, piuttosto che aspettare il mio turno, che arriverà tra una mezzoretta,  proseguo sperando in maggior fortuna al prossimo benzinaio, a Rissani.

Qui nessun problema; faccio il pieno in un tempo ragionevole e poi vado al negozietto di fianco a prendermi un succo di frutta mentre aspetto gli altri.

Benchè l’abbia interrotto a metà di un the alla menta con gli amici, il negoziante mi serve molto gentilmente; poi vedendomi li fermo ad aspettare, si alza e dopo un po’ torna con una panchetta per farmi sedere vicino a loro.

Pensiero da poco, ma molto gentile.

Per quanto piccolo fosse il gesto, è sempre stato per il piacere di questi incontri che mi piace viaggiare; purtroppo, ora il viaggio organizzato mi sta impedendo di vivere questi momenti, se non “rubando” qui e là dei pochi attimi di libertà.

Per quanto belle, le piste desertiche non sono abbastanza per giustificare questa perdita; così non mi sembra di “avere la maniglia” del Marocco, come direbbe Dan Peterson parlando ovviamente di tutt’altro.

Nel pomeriggio, trasferimento su strade asfaltate fino a Boumalne Dades.


Note pratiche:

La pista da Damia a Erg Chebbi è lunga circa 110 km e non ha difficoltà insuperabili anche per maxi enduro come la BMW R1200GS o la Yamaha Superteneré.

La prima parte è liscia ed invita alla velocità; bisogna però fare attenzione perché la pista è tagliata da molti solchi trasversali creati da torrenti stagionali, anche abbastanza profondi, che si vedono solo all’ultimo.

Ci sono poi lunghi tratti di strada con fondo in sassi smossi, lenti, ma non insuperabili.

Le difficoltà maggiori sono l’attraversamento di qualche piccola duna (sono comunque lunghe non più di un centinaio di metri ed alte al massimo uno … niente di impossibile, alla peggio le si fa a spinta), una discesa molto ripida su fondo roccioso/sassoso ed i tanti tratti in fondo molle, soprattutto l’attraversamento di greti dei torrenti stagionali più ampi.

Come sempre, le difficoltà non sono da sottovalutare, ma senza farsi spaventare; la pista è percorribile anche con delle maxi enduro, pur facendo fatica in tanti tratti, soprattutto d’estate con 45° gradi.

In ogni caso, assolutamente opportuno essere in compagnia, anche solo per un aiuto per uscire da un insabbiamento o rialzare la moto in caso di caduta.

Altro discorso l’orientamento: senza una traccia GPS o una guida esperta, è facilissimo perdersi ai vari incroci con altre piste.

Trattandosi di deserto è importante calcolare bene i tempi di percorrenza, soprattutto d’estate; noi ci abbiamo messo circa 5-6 ore, tra i due giorni, comprese le soste per le foto, per bere, per riposarsi etc.

Consumo di benzina circa 5,0L/100 km; essendo 110 km nessun problema di rifornimento per le maxi enduro.

Il primo benzinaio è comunque a Merzouga; se non funzionasse, ce ne sono altri a Rissani (circa 40 km più a nord).

11 agosto

Boumalne Dades – Doumalne Dades (giro delle gole del Todra e
del Dades)

Partenza ore 8, arrivo ore 18.30– km 280 (di cui circa km 50 off-road)

 

Giro ad anello sui monti dell’atlante, attraverso le Gole del Todra e del Dades.

Cominciamo da quelle del Todra, belle le gole e bellissimi i palmeti sulla strada per arrivarci da Tinerhir.

Dopo le gole, a Tamtetoucht, prendiamo una pista sulla sinistra che sale fino ad un passo a mt. 2.800 e poi scende nella valle del Dades.

Paesaggi bellissimi e selvaggi; gli unici incontri umani sono durante l’attraversamento di qualche villaggetto che sembra fuori dal tempo, se non fosse che la maggior parte dei ragazzini ha la maglia di Messi.

Discesa lungo un greto scorrevole e arrivo al canyon del Dades; poi ritorno a Boumalne.

 

Note pratiche:

Nessun problema di orientamento: l’imbocco della pista è segnalato da una scritta in vernice su un grosso sasso (e comunque tutti i ragazzini fanno a gara per indicarlo) e poi è impossibile sbagliare.

Per la maggior parte del tragitto, la pista, piuttosto larga e liscia, non dà nessun problema di guida.

C’è solo un tratto di circa 2 km, a metà della salita, in cui la pista è stata portata via da un’inondazione del torrente stagionale che corre sul fondo valle; si è quindi formato un passaggio di fortuna sul greto del fiume, con fondo in sassoni smossi, che è davvero impegnativo con le maxi
enduro.

La pista è disegnata nel greto del torrente anche nella discesa verso le gole del Dades, ma qui il fondo è molto più liscio e non da particolari problemi.

Per il resto, è una pista di montagna senza grosse difficoltà.

Non ci sono punti di rifornimento, quindi è meglio far benzina a Tinerhir.

 


12 agosto

Boumalne Dades – Zagora

Partenza alle 8.30, arrivo alle 16.30 – km 230, di cui 80 circa (40 + 40)
sterrati


In mattinata, attraversamentoo del Jebel Sahro lungo una pista di montagna, molto bella, da Tinerhir a Nkoub.

Arrivati alla R108, proseguiamo verso est fino a Tazzarine, dove inizia la pista per Zagora.

In realtà, la pista è oggi stata trasformata in una bella strada; i primi 40 km circa sono perfettamente asfaltati, gli ultimi 40 km sono stati preparati per la posa, ma l’asfalto non è ancora stato steso; in pratica, è un pistone liscissimo, larghissimo, perfettamente piatto e dritto  … si può andare tranquillamente a 90 - 100 km/h (o, smanettando, anche a 130 km/h).

Secondo non vale la pena di esagerare, perché il paesaggio è davvero bellissimo, soprattutto al tramonto.


Zagora non è proprio niente di che.

Il paese è un’accozzaglia di hotel e di case “popolari”; benché sia considerata l’avamposto del deserto, di dune non c’è nessuna traccia per chilometri, salvo accontentarsi di un paio di aree con dunette alte un paio di metri.

Quello che davvero non manca è il caldo (i soliti 45°); prima di andare a dormire mi faccio quindi un ultimo bagnetto rinfrescante in piscina e vedo, nascoste in un angolo alcune ragazzine che fanno il bagno completamente vestite e con il velo.

Non bastava fare il bagno vestite, dovevano pure aspettare il buio e la mezzanotte per evitare sguardi indiscreti !!

Fino ad ora, nel moderno ed occidentalizzato Marocco, non mi ero concentrato sui costumi delle donne come lo ero in Iran; in realtà, anche qui, benché non ci sia alcun obbligo imposto per legge, la maggior parte delle donne indossa i vestiti islamici (quelle senza velo sono proprio poche) e, quantomeno nelle aree rurali, sembra di essere lontanissimi dall’occidente


Note pratiche:

Da Ouarzazate a Nkoub nessun problema né di orientamento (il tracciato è suggerito anche dal Tom Tom scegliendo l’opzione “percorso più corto”), né di guida; è una classica pista di montagna con fondo in terra battuta, in alcuni tratti con dei sassi, ma mai particolarmente grossi.

Da Tazzarin a Zagora, come detto, la pista è praticamente n’autostrada, dritta, piana e liscia … nessuna difficoltà.

Nessun punto di rifornimento sulle piste; le uniche possibilità sono tra Nkoub e Tazzarine; con un pieno a Ouarzazate con un GS (o altre maxi enduro) si arriva comunque senza problemi fino a Zagora.

 

 

13 agosto

Zagora – Ouarzazate

Partenza alle 10, arrivo alle 14 – km 160


Tutta strada asfaltata, con tante belle kasbah e l’attraversamento di una catena montuosa in rocce nere.

Ouarzazate è piuttosto strana da un punto di vista turistico.

La sua attrattiva principale è la kasbah di Taourirt, che in effetti, vista dall’esterno, è una bella casa forticata; dentro però, non c’è proprio niente da vedere (solo stanzoni vuoti con muri intonacati a calce) e, non essendo più abitata, non c’è neppure quel minimo di vita che possa dare un po’ di colore (e giustificare il pagamento del biglietto di ingresso).

Soldi spesi decisamente male (ingresso 30 dirham) … molto meglio passeggiare per i vicoli di case di fango attorno alla kasbah, molto più modeste, ma almeno sono abitati e vivi.


Di fronte alla kasbah, la seconda sonora fregatura della giornata: il Museo del Cinema … il biglietto più caro di tutto il Marocco (50 dirham) per vedere scenografie di fiction di quart’ordine e quattro foto … decisamente non ne valeva la pena.

Forse è più interessante visitare gli actor’s studios fuori città, se proprio  si vuol vedere qualcosa relativo ai film girati in zona.

Finito il giro delle fregature della zona, visita di Ait Benahaddou (a 30 km circa), che merita effettivamente la sua fama.

 

14 agosto

Ouarzazate – Fint - Marrakesh

Partenza alle 9, arrivo alle 18 - km 250 circa, di cu circa 20
sterrati


In mattinata, gita all’Oasi di Fist, bellissima oasi verde in fondo a una valle chiusa tra montagne in roccia nerissima, che si raggiunge percorrendo un bel pistone scorrevole su un altopiano roccioso; una sosta particolarmente piacevole alla Terrace des Delices,  un bellissimo auberge tradizionale a conduzione familiare, ha reso la divagazione ancora più bella.


Verso mezzogiorno, il resto del gruppo si ferma lungo la strada per un pic nic affascinante quanto le grigliate fantozziane nelle piazzole ai bordi delle nostre provinciali (d’altra parte, non è che le cose cambino solo perché la provinciale è marocchina, anzi, considerati gli scarichi delle loro macchine e la polvere, è anche peggio).

Se poi a 10 km c’è un bel paesino con una bella kasbah e la possibilità di mangiare cibo locale per quattro soldi, non vedo il bello del pic nic … quindi li saluto, proseguo fino a Telouet e mi fermo a mangiare nella bettola che mi ispira più fiducia.

Si vede lontano un miglio che è il genere di posto in cui appena ordini il pasto un nugolo di bambini parte di corsa verso il mercato per comprare gli ingredienti; qui sono talmente ingenui da farlo alla luce del sole … l’acqua mi arriva direttamente dalle mani del padrone  dell’alimentari e il pane da quelle del fornaio !!!

E’ anche il genere di posto in cui gli altri clienti iniziano ad attaccare bottone per la curiosità di un ospite così esotico.

Ora della fine, quattro chiacchiere davanti a un whyskaccio (berbero, ovviamente) con gli altri clienti, tajine buono e prezzo irrisorio … proprio quello che volevo da questo viaggio in Marocco.

Nelal maggior parte dei miei viaggi, ho infatti utilizzato i mezzi pubblici.

E’ il modo migliore per mischiarsi alla gente del posto sui mezzi di trasporto – il che è bellissimo -, ma ti chiude la prospettiva all’interno del bus (o del treno o della barca) e limita i contatti esterni alla stazione di partenza ed a quella di arrivo, che di solito sono città piuttosto grandi o comunque posti con un minimo di attrazione turistica.

Viaggiando con i mezzi pubblici, mi mancava la dimensione della terra a metà tra il punto di partenza e quello di destinazione, il paesino (anche anonimo) a metà strada, come può essere Telouet, che spesso è un mondo diverso da quello di partenza e quello di arrivo (da Ouarzazate e da Marrakesh, in questo caso); la scelta del viaggio in moto, in questo caso, era stata fatta anche per fermarsi nelle terre di mezzo tra le mete principali del viaggio, quei posti dove non c’è un motivo particolare per fermarsi, ma dove una sosta anche solo per un pranzo o un the dà una prospettiva completamente diversa da quella che si ha nelle città (e che la completa con una nuova dimensione).

In questo senso, una banale sosta per un tajine con un the alla menta è stata nella sua semplicità una bellissima esperienza.

Me la godo fino in fondo mentre aspetto gli altri dividendo il mio the alla menta (qui le porzioni singole sono in realtà teiere doppie con due bicchieri, per dividerle con gli amici) con il primo avventore che attacca bottone.

Dopo pranzo, riprendiamo per il Tizi ‘n Tikha e poi discesone, tristemente in mezzo al traffico, fino a Marrakesh.


Arrivati in albergo, abbandono i miei compagni di viaggio (li rivedrò praticamente in nave) e corro a mangiare alla Djemaa el Fnaa, la piazza di Marrakesh, adorata da tanti e disprezzata perché troppo turistica da tanti altri.


Nessun dubbio che in piazza ci siano tanti turisti occidentali; i marocchini però sono altrettanti, se non di più, ed in generale la piazza da l’impressione di vivere la sua vita indipendentemente dal turismo straniero … gli spettacoli circensi sono tutti in arabo (il che esclude che siano fatti per i turisti) ed i ristoranti sono pieni tanto di stranieri quanto di marocchini (salvo quello che vende solo teste di pecora, dove ci sono solo marocchini).

Se, quindi, per turistico si intende uno spettacolo creato o sopravvissuto solo ad uso e consumo dei turisti, la Djemaa el Fnaa certamente non lo è.

Detto ciò, lo spettacolo della piazza può piacere o non piacere.

Il cibo senz’altro non è né il migliore né il più economico trovato in Marocco (ma neppure il peggiore o il più caro); salvo che per le teste di pecora (belle da vedere, da mangiare non mi fanno venire nessuna acquolina …) e il tea alle spezie miste (buono !!), i cibi sono gli stessi trovati ovunque e le bancarelle sono tutte uguali.

Quello che a me non piace è l’atmosfera creata dal continuo assalto al turista occidentale.

Inizialmente, pensavo che facesse parte del gioco e che fosse una divertente espressione della cultura locale; con più calma ho però ripensato agli ultimi viaggi … in Iran ero sempre stato il benvenuto, che avessi comprato qualcosa o meno; idem in Vietnam ed in Laos, dove ho sempre trovato un sorriso; in Sud America sono generalmente meno accoglienti, ma anche meno aggressivi; in nessuno di questi posti nessuno è mai stato insistente per tentare di vendermi qualcosa.

Mi chiedo quindi se davvero debba essere considerato pittoresco che in Marocco ogni tre passi i camerieri dei ristoranti ti spingano letteralmente verso i banchi del loro ristorantino; che ti insultino se prosegui dritto; che alla fine della cena il prezzo scritto sul menu venga miracolosamente raddoppiato per una serie di motivi incomprensibili; che gli artisti di strada ti lancino addosso la loro scimmietta ammaestrata e pretendano soldi per riprendersela; che qualunque commerciante o artigiano sia gentile quando entri nel negozio e si giri ostentatamente dall’altra parte se esci senza aver comprato niente; che ti diano del maleducato se non fai un’offerta “per bellissimo cammello di peluche” o altre amenità del (presunto) artigianato locale; che il primo che passa ti si appiccichi come una cozza e pretenda di essere pagato solo per averti seguito 10 minuti recitando a memoria la formazione dell’Italia in qualche ultimo mondiale o altre cose altrettanto interessanti.

Per me non c’è niente di folcloristico … sono solo dei rompicoglioni !!!

 

Per carità, quelli che si comportano così sono solo una piccolissima minoranza, la maggior parte dei marocchini è ben diversa.

Ma, come sempre, in mezzo a cento persone educate l’unica maleducata riesce a imporsi e a guastare l’atmosfera del posto (in particolare della Djemaa el Fnaa); e, purtroppo, il loro assalto continuo è così diffuso da far dubitare anche di chi in realtà vuole solo fare quattro chiacchiere o essere gentile, che – per non saper ne leggere ne scrivere – viene snobbato per evitare il rischio di ritrovarsi nelle solite discussioni sulla mancia.

 

15 – 16 agosto

Marrakesh 

 Due giorni a Marrakesh a flanellare … che significa cazzeggiare al bazar, mangiucchiare quà e là alle varie bancarelle, farmi un bagno turco (deludente, purtroppo) e vedere qualche monumento (unici degni di nota la Medersa di Ben Youssef e i giardini della Menara).

Nel complesso, la città mi ha però abbastanza deluso.

Ci ero già stato 15 anni fa, al mio primo viaggio zaino in spalla fuori dall’Europa, e mi era piaciuta abbastanza; nel progettare questo viaggio mi ero chiesto se mi sarebbe piaciuta ancora o no.

Ora, con 15 anni in più sulle mie spalle, 15 anni di turismo di massa in più su quelle della città e, soprattutto, con 15 anni di esperienza di viaggio in più, la città non mi è piaciuta.

Paragonata alle grandi città del mondo islamico -  Esfahan, Yazd o Shiraz in Iran, Gerusalemme, Damasco ed Aleppo in Siria ed, ovviamente, Istanbul - è davvero niente dal punto di vista artistico e culturale e, come detto, l’atmosfera non è gradevole.

Resta solo la Medina, con il suo souk, metà del quale però ormai è diventato il Souk della magliette di Messi.

E’ vero che ci sono dei souk ancora molto affascinanti … l’area dei venditori di artigianato in rame è ancora piena di botteghe-magazzini, strapiene di oggetti di ogni genere, che hanno ancora il fascino fiabesco della caverna di Ali Baba … quella degli artigiani che con lo scalpellino lavorano il ferro per farne oggetti per la casa …

Troppo poco, però, per rendere la città davvero affascinante.


Anche a Marrakesh si ripete la scena delle ragazze che si buttano in piscina vestite e solo dopo mezzanotte; il che non toglie che Marrakesh sia anche piena di night club ed abbia zone moderne (Gueliz) dove ci sono più minigonne che veli islamici.



 17 agosto,

Marrakesh – Essaouira 

Partenza alle 10, arrivo alle 13 - km 170 (tutti su asfalto)


Tutta strada larga, dritta e piatta.

Noiosa la strada, ma non il viaggio grazie a qualche sorpresa che, libero dal gruppo, posso godermi completamente.

Si comincia con una fermata al primo posto di blocco.

Nonostante l’atteggiamento granitico del gendarme, non mi sembra il caso di preparare patente e libretto (e tantomeno una scusa per la mancanza del foglio complementare); e infatti …

- Bonjour monsieur, quanto costa la moto ? e a quanto va ?

- 7.000 euro (meglio tagliare subito il prezzo a metà, come al souk, prima che pensino che a noi europei i soldi piovano in testa dal cielo quanto basta per una generosa “offerta”) … 200 km/h.

- Merci beaucoup et bon voyage.

Idem dopo 50 km.

So però che anche chi viaggiava in macchina è stato fermato un paio di volte e si è visto chiedere 50 euro (multe faraoniche per il Marocco, considerato che quella per divieto di sosta è di circa un paio di euro), che sono stati miracolosamente abbonati “per questa volta” quando sono stati chiesti verbale e ricevuta.


Più avanti, a bordo strada ho trovato un festival equestre, in cui un gruppo di cavalieri, con abiti tradizionali e fucili altrettanto moderni, correva avanti e indietro sparando per aria con dei fucili d’epoca.

Poi un marocchino paisà di Agrate Brianza mi ha spiegato le regole: i cavalieri corrono lungo il campo e, arrivati alla fine, sparano in aria; non c’è classifica e non ci sono vincitori, in effetti non c’era niente da capire, solo guardare e sperare che i cavalieri sparassero davvero in aria e che i loro  scacciacani non facessero scherzi.

 

Più tardi, "l'albero delle capre", un albero con 5 -6 capre arrampicate sui rami a brucare le foglie più giovani.

Che le capre si arrampichino sugli alberi lo sapevo, lo avevo già visto in Corsica; ma che su uno solo ce ne siano ben 6 e che da sotto spunti il pastore a chiedere la solita mancia mi sembrava molto poco naturale.

E, in effetti, ingrandendo le foto una volta arrivato a casa, ho notato delle specie di baldacchini costruiti sui rami per metterci le capre … purtroppo, non era che l’ennesimo utilizzo degli animali per guadagnare qualche soldo.

 

A Essaouira, vento fortissimo e fresco (circa 25°); dopo i 50° di Marrakesh c’è da mettere la felpa.

Cittadina carina.

Niente di eccezionale, ma un bel mix tra edifici e struttura urbanistica europea (portoghese, per la precisione) e colore marocchino; dopo tante kasbah e tanti bazar, è una bella variante.



 18 agosto

Essaouira – Rabat

Partenza alle 8, arrivo alle 15.30– km 500 circa (tutti su asfalto)


Prima parte lungo la strada costiera, su alte scogliere sul mare; poi, dopo Safi, taglio verso l’interno per arrivare prima a Rabat, la “Parigi del Marocco” che volevo vedere con calma.

In realtà, Rabat di Parigi non ha proprio niente.

Ci sono un paio di larghi viali fiancheggiati da giardini, che peraltro non mi ricordano per niente Parigi (i quartieri residenziali delle città americane, semmai), ma per il resto non c’è niente di parigino .. né i bar, né i bistrot, né la vita notturna, né il respiro culturale, né qualche similitudine architettonica, né tantomeno l’atmosfera cosmopolita di Parigi, né i suoi progetti moderni (basti pensare che il suo maggiore progetto avveniristico sostanzialmente altro non è che la costruzione di due linee di tram) … niente di niente che ricordi Parigi.

Benchè sia la capitale, Rabat ha in realtà i pregi ed i difetti delle città di provincia ed una medina ancora autentica, dove si può – per la prima volta in Marocco – gironzolare indisturbati; essendo sul mare, il clima è anche meno asfissiante che nelle città interne.

Se ci si dimentica di Parigi, è anche piacevole.

Francamente non capisco però questa sindrome da “ogni scarafone è bello a mamma sua” delle guide turistiche … mi rendo conto che debbano invogliare il viaggiatore, ma inventarsi meraviglie dove non ci sono non ha senso, soprattutto quando, come in Marocco, ci sono molti altri posti che meritano descrizioni più incoraggianti … che senso ha paragonare Rabat a Parigi (o, più in generale, inventarsi una Venezia a ogni angolo del mondo .. la Venezia del nord, la Venezia del sud, o le 20 Venezia d’oriente che ci sono in Cina) ? Anche per dare un’informazione più utile e completa, non è meglio scrivere che Rabat non è niente di speciale (ergo, tra le righe, suggeriscimi di passare due giorni in più nel deserto che ne vale molto più la pena) ?


Tornato in albergo, è tempo di parcheggiare la moto … dove ?
L’usciere non ha dubbi … in cucina !!!

E’ anche tempo di iniziare a pensare al ritorno a casa.

Tornare via terra (2.000 km abbondanti) non ha senso in soli 2 giorni … vorrebbe dire passare le giornate in autostrada senza vedere niente e – considerati benzina, autostrada ed albergo per almeno una notte – è anche la soluzione più costosa.

Il traghetto Algeciras – Genova è molto più economico (circa € 280 con cabina in comune, prenotando un giorno per l’altro), ma ben più noioso (48 ore di nave).

Alla fine scelgo una via di mezzo: nave fino a Barcellona (36 ore, cioè una notte, un giorno, e un’altra notte), sbarco a Barcellona alle 8 di mattina e poi via terra fino a casa; meno noioso e dovrei arrivare a casa 4-5 ore prima che andando in nave a Genova.

In effetti, scelta un po’ più costosa (circa 230 euro per la sola nave), ma che si rivelerà azzeccata; la nave arriverà infatti a Genova con 7 ore di ritardo, quando io ero già a casa da 12 ore, dopo essermi fatto un’ultima badilata di autostrada, ma anche qualche bella  strada nell’attraversamento delle alpi francesi (le Gorges de Dalius, il Col de la Cayolle ed il Col de Larche/Passo della Maddalena).

 

 

19 agosto

Rabat – Tangeri Med

Partenza alle 13, arrivo alle 20– km 300


Ultima giornata in Marocco: visita alla città in mattinata, poi autostrada per Tangeri e poi al porto di Tangeri Med, che non ha niente a che vedere con l’atmosfera da souk della frontiera di Ceuta.

Sdoganamento senza problemi (nessuno che chieda il foglio complementare) e poi via in nave verso casa.

 

 

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE:


L’esperienza del viaggio via terra è stata senz’altro interessante anche, a dir la verità, molto spesso ho perso la percezione del viaggio nel suo insieme: a Barcellona ero focalizzato sulla sola città, in Marocco ho quasi perso la memoria dei primi giorni di viaggio e sono stato assorbito dal solo Marocco.

Per avere un'esperiuenza più vera della Spagna, avrei dovuto anche evitare le autostrade; ma 20-25 non sarebbe stati sufficienti per fare tutto.


Ma, dopotutto, è giusto così … significa che sono sempre riuscito a godermi il posto in cui ero.

Ho trovato invece piuttosto deludente il Marocco, che pure mi era piaciuto tantissimo 15 anni fa.

Molto probabilmente la mia percezione negativa deriva anche dalla prima settimana di viaggio in un gruppo organizzato, che mi ha sostanzialmente impedito di gustarmi il paese come avrei voluto.

Sensazioni personali a parte, credo che il Marocco abbia dei limiti piuttosto oggettivi, soprattutto se paragonato ad altri paesi islamici … in Marocco non c’è nessun posto che ti lasci a bocca aperta e che da solo valga il viaggio (come ad esempio Gerusalemme o Petra, in Giordania) … il deserto, per quanto bello, è imparagonabile a quello libico (e, pur non essendoci stato, credo anche a quello algerino) … il mare è brutto … nelle  moschee non si può entrare e comunque, dall’esterno, sembrano ben poca cosa rispetto a quelle Iraniane e Siriane … non c’è una grande metropoli come può essere Istanbul o Damasco … i siti archeologici sono ben modesti (niente rispetto a Persepolis e – do per scontato pur non essendoci stato – all’Egitto) … il cibo non è niente di che (quanto ho rimpianto il gazpacho e soprattutto il salmorejo !!!!!) … le false guide e i cacciatori di turisti hanno completamente rovinato l’atmosfera dei rapporti personali  ... i bazar oramai sono molto poco autentici.

L'unica cosa davvero unica sono forse le montagne dell'Atlante.

Insomma, è bello perché è vario e perché c’è un po’ di tutto in uno spazio relativamente ristretto, ma non c'è niente di veramente bello; è però un paese adattissimo al viaggio in moto per la varietà di strade e di paesaggi e la mancanza di traffico.


Un’ultima considerazione riguardo alla stagione.

D’estate fa un caldo boia (di solito 40 – 45°), d’inverno le piste dell’Alto Atlante non sono percorribili, quindi bisogna scegliere: o il fresco o le piste di montagna.

Quanto al caldo, finché si va in moto lo si sopporta.

Fermarsi, però, è praticamente impossibile, se non in montagna sopra i 2.000 mt s.l.m., salvo che si vada in un ristorante con piscina, il che condiziona fortemente il viaggio, non tanto perché non se ne trovino (ce ne sono tantissimi), quanto perché costringe a frequentare alberghi
e ristoranti di livello medio alto, con tutto quello che ne consegue.

 


NOTE TECNICHE

Moto BMW R1200GS con gomme tassellate (Metzeler Karoo II).

Nessun problema tecnico, salvo la perdita dei comandi di freccia sinistra e clacson (forse nella caduta in Spagna) … per sostituire i due pezzetti di plastica (a naso, costo di produzione 5 centesimi l’uno) come prevedibile è necessario cambiare tutto il sistema dei comandi al manubrio (circa € 200).

Nessun problema di durata delle gomme: al ritorno, dopo 7.700 km c’era ancora parecchio battistrada; tra l’altro le Karoo II non sono minimamente rumorose (a differenza delle Karoo).

Nessun problema con l’olio motore (al ritorno, il serbatoio era ancora pieno a 3/4).

Filtro dell’aria da cambiare.

Arrivato a casa, dopo un pieno in un benzinaio low cost in Svizzera, il motore sembrava soffocato e ha perso potenza.

Ho aggiunto un additivo con funzione anche pulente, dopo il quale la moto ha cominciato ad andare anche meglio di prima (il che mi fa anche pensare che i tagliandi BMW servano più che altro a oliare il loro registratore di cassa); difficile che fosse tutto causato da un solo pieno svizzero … probabilmente filtri ed iniettori si sono via sporcati nel corso del viaggio con la benzina marocchina.


Altre moto: Yamaha Super Tenerè con gomme tassellate

GPS Tom Tom Rider con mappa del Marocco



 ITINERARIO

5.8. Ceuta – Fnideq

6.8. Fnideq – Chefchaouen – Fes

7.8 Fes – Medio Atlante (campo)

8.8. Medio Atlante – Ifrane – Azrou – Foresta dei Cedri (Routes Touristiques des Cedres) – Midelt

9.8. Midelt – Valle dello Ziz – Sorgente Blu – Maadid – Pista per Erg Chebbi (campo)

10.8. Campo – Lac Yasmina - Erg Chebbi – Errachidia – Boumalne Dades

11.8. Boumalne Dades – Tineghir - Gole del Todra – Tamtetoucht – Hait Hani – Cima del passo verso Imilchil (mt. 2.800) – Hait Hani – Tamtetoucht - Gole del Dades – Boumalne Dades

12.8. Boumalne Dades – Tizi n’Tiza - N’Koub – Tazzarine – Zagora via N12

13.8. Zagora – Agdz – Ouarzazate

14.8. Ouarzazate – Oasi di Fint – Ait Benhaddou – Telouet – Tizi n’Tika – Marrakesh

15 - 16.8. Marrakesh

17.8. Marrakesh – Essaouira

18.8. Essaouira – Safi – Rabat

19.8. Rabat – Tangeri – Tanger Med

20.8. traghetto per Barcellona

21.8. Barcellona – Aix en Provence – Guillaumes – Col de la Cayolle – Barcelonnette – Colle della Maddalena (Col de Larche) – Cuneo – Torino - Como



 Foto di Simone Frassi



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