Iran

 

 

 

 

 

"L'Iran mi appare come uno dei suoi magnifici tappeti che vengono orditi da mani agili e pazienti. Un connubio di bellezza e di tragedia. Di ricchezza e di ingiustizia. Un’arte radicata nella tradizione, ma minacciata dalla modernità. I disegni di lana o di seta si compongono mentre si intrecciano milioni di nodi e si incrociano fili multicolori ... Qui ho trovato un popolo ispirato dal passato, dalle sofferenze, dal sangue versato, dalle battaglie vinte e dalle sconfitte"(Chador, Lilli Gruber).

 

 

 

 

Per parlare dell’Iran (e per smentire gli stereotipi secondo cui è una nazione di estremisti islamici) in effetti è più facile parlare delle sue contrapposizioni … quella tra tradizione e modernità, tra islam ed occidente, tra religione e laicità.

Per chi conoscesse l’Iran solo tramite le notizie pubblicate sui media relative alle lapidazioni di mogli infedeli o di spose bambine, il miglior modo di approcciarsi all’Iran è probabilmente guardare l’account instagram della generazione sex, drugs and rock and roll iraniana  (http://instagram.com/richkidsoftehran), sul quale vengono caricate quotidianamente foto di macchine di lusso, feste in piscina, alcool, abbigliamento griffato, ragazze in bikini, ragazze con nasi e seni rifatti, make up sovrabbondanti (di pessimo gusto) e feste in discoteca, musica rock.

L’Iran è l’uno e l’altro, due mondi che mai si incontreranno e che nonostante tutto convivono l’uno accanto all’altro.

Non potrebbe forse essere diversamente.

L’Iran è infatti un paese lacerato da due regimi che nell’arco di un solo ventennio hanno tentato con la forza di imporre costumi e religioni opposti l’uno dall’altro: prima il regime dello shah, che negli anni ’60 ha vietato l’uso del velo (con grandissime proteste anche da parte delle donne) per accelerare il processo di europeizzazione del paese, poi quello islamico, dal 1979, che ha reso l’uso del velo addirittura obbligatorio ed ha preso ogni possibile distanza dall’Europa.

Il risultato di queste due spinte opposte, dietro la facciata “religiously correct” imposta dal regime islamico, è ancora oggi una profondissima differenza sociale e culturale tra la borghesia occidentalizzata che ha accolto la spinta dello shah ed ancora oggi sogna una società islamica moderna (ma che in pubblico è costretta a seguire i precetti religiosi imposti per legge dalla Repubblica Islamica, come il divieto di bere alcoolici, la proibizione di qualsiasi contatto fisico tra uomini e donne, l'obbligo di indossare il velo per le donne) e le classi popolari e rurali, saldamente legate alle tradizioni islamiche, dove le donne non si limitano ad indossare il velo (nero), ma mettono spontaneamente il chador o stringono il velo in bocca per coprire anche le guance o si coprono con una tunica nera (le “donne-batman”, secondo i giovinastri di Tehran nord).

Tra gli uni e gli altri la distanza è immensa, certamente molto più ampia di quella (spesso minima) che separa la borghesia iraniana da quella occidentale; impossibile quindi parlare di un Iran e di una cultura iraniana comune.

 

 

 

Le foto pubblicate nella photo-gallery sono semplicemente alcune delle cose e delle contraddizioni che mi hanno colpito durante il viaggio … i chador neri di Isfahan e le sciarpe variopinte di Tehran nord … gli abiti da sera (che a rigor di legge potrebbero essere indossati solo in casa ed alla presenza del solo marito) in vendita al bazar (ma con le braccia coperte dalla carta stagnola per rispetto del pubblico pudore !!!) … le ragazze islamicamente coperte per strada e “svestite” in abiti estivi alle feste nelle case private … l'aggressività politica nei confronti degli USA e di Israele e la mostra sulla pop art (Andy Warhol, Roy Licthenstein, Jasper Jones e altri) al museo di arte contemporanea di Tehran … l’onnipresente velo (hejab), nelle sue mille variazioni  … ed ovviamente la bellezza delle città iraniane.

 

  

 

L'abbigliamento

 

L’obbligo del velo (hejiab o hijab) e più in generale dell’abbigliamento islamico merita qualche riflessione.

In Iran, è obbligatorio per tutte le donne (turiste straniere incluse) coprire i capelli ed il corpo, eccetto le mani ed il volto; in pratica, è obbligatorio indossare il velo, portare camicie con maniche sotto il gomito e lunghe abbastanza per coprire il sedere e pantaloni lunghi.

Chi non portasse il velo o lo portasse un po' troppo disinvoltamente rischierebbe di passare una notte in commissariato e di essere rilasciata nel migliore dei casi dopo complicatissime trattative tra la famiglia e la polizia morale; se "l'infrazione" fosse commessa in macchina, scatterebbe anche il sequestro del veicolo e un'altra trafila di domande, petizioni e suppliche per riaverla.

La limitazione alla libertà individuale della donna è intollerabile, su questo credo che non ci siano dubbi; altrettanto intollerabile è che venga imposto alla donna di coprirsi per proteggerla dagli uomini (in pratica, che siano le donne a dover modificare il loro comportamento perché quello degli uomini sia corretto).

E’ però secondo me un errore considerare l’imposizione del velo (e, più in generale, del comportamento islamicamente corretto) come una sola limitazione della libertà delle donne.

Imponendo il velo e determinati comportamenti di fatto si impongono anche una serie di comportamenti e di divieti che finiscono per influenzare pesantemente tutti i rapporti sociali e familiari.

L'obbligo del velo è infatti solo la punta di un iceberg che ha mille implicazioni pratiche ... imporre la copertura del corpo femminile significa anche, ad esempio, proibire ad una donna di andare in spiaggia o in piscina con il proprio marito o il proprio fidanzato, e, se maggiore di 14 anni, anche con il proprio padre e il proprio fratello; significa che un padre non potrà mai vedere le gare sportive (nuoto, ad esempio) a cui dovesse partecipare la figlia; significa, più in generale, che un maschio ed una femmina non potranno mai assistere e/o partecipare congiuntamente a qualsiasi occasione sportiva o artistica in cui si presuppone che non tutti siano vestiti secondo le regole islamiche.

L’obbligo dell’abbigliamento islamico quindi impedisce la condivisione di tanti momenti che noi consideriamo normale o addirittura necessario condividere nei rapporti personali.

Se poi si considera il divieto di contatto fisico tra i due sessi, è ovvio che la vita di ogni coppia viene pesantemente condizionata tanto per l’uomo quanto per la donna dal divieto di scambiarsi il benché minimo gesto affettuoso in pubblico.

 

Per quanto nei loro confronti ci sia una certa tolleranza, anche le turiste devono indossare il velo e coprire il corpo.

La posizione della turista, che deve sopportare il velo per il solo tempo di una vacanza (sacrificio che credo sopportabile, se considerato come una breve parentesi nella vita di ciascuno di noi), è quindi radicalmente diversa da quella di chi vede la propria vita cambiata quotidianamente da tali obblighi; fossi una viaggiatrice (femmina) non mi farei quindi spaventare dall'obbligo di indossare il velo, che – significato simbolico a parte - non è certo più scomodo di tanti vestiti che indossiamo liberamente a casa nostra (una scarpa con il tacco 12 o una cravatta, per esempio !) ed, anzi, può anche tornare comodo per proteggersi dal sole in estate e dal freddo in inverno.

 

Per quanto riguarda l’abbigliamento ed il corpo maschile, non c’è nessuna regola scritta.

E’ però assolutamente fuori luogo andare in giro con i bermuda … sarebbe come per noi girare per una città a torso nudo.

Ed, ovviamente, neppure in Iran si può andare in giro a torso nudo o con canottiere troppo succinte.

Il pudore per il corpo umano riguarda quindi anche quello maschile.

Durante i mondiali di calcio brasiliani, le autorità hanno proibito ai calciatori della nazionale iraniana di scambiare le magliette con gli avversari a fine gara per ragioni economiche, il che ha scatenato l’ironia del web; in realtà, più che dal costo di tre magliette da calcio (che, peraltro, presumo fossero fornite gratuitamente dallo sponsor tecnico) il regime era probabilmente preoccupato dall’esibizione del corpo maschile mentre i calciatori si sfilavano le magliette per scambiarsele.

E’ peraltro curioso che per quanto riguarda l’abbigliamento femminile l’imposizione avvenga allo scopo dichiarato di proteggere la castità della donna, mentre per quanto riguarda il corpo maschile vengano utilizzati motivi pretestuosi.

 

Per la cronaca, l’imposizione dell’abbigliamento islamico alle donne è ufficialmente giustificato dalla necessità di proteggerle, non di sottometterle.

Secondo l’Ayatollah  Khamenei, l’islam è in realtà all’avanguardia nella promozione dell’eguaglianza tra i sessi … ecco alcuni suoi tweets:

"There’s no 2nd-class creature.Man & woman are entitled to equal rights in life affairs"

"Woman is a flower. How evil of a man to treat a flower w/ violence and w/out appreciation" "#Islam knocked down idol of masculinity worshipped by men & even women in eras of ignorance";

“The issue of #women is inseparable fr the issue of family. If 1 studies women's issues apart fr #family,they'll misunderstand the subject … If we want to avoid making mistakes abt issue of #women, we should not make reference to #western stereotypes & false clichés abt women”, a cui Rohuani ha però prontamente replicato twittando “Women's participation in society & economy should be seen as an opportunity, not threat. No Doubt”.

 

 

I social network ed i mezzi di comunicazione

 

Il fatto stesso che l'ayatollah Khamenei twitti è l'ennesima contraddizione del regime islamico.

 

Come in tutti i paesi a democrazia limitata, i social network (Facebook e Twitter in particolare) sono infatti bloccati.

Ciò nonostante, tutte le autorità hanno account personali dai quali lanciano i loro slogan e le loro campagne politiche: il conservatore Ahmadinejad ha più di un account sia Twitter sia Facebook, anche in inglese; i progressisti  Khatami, Moussavi, Karoubi e Rohani anche; l’Ayatollah Khamenei twitta con una frequenza fin molesta ed ha un account Facebook; addirittura l’ayatollah Khomeini, morto nel 1989, è stato “resuscitato” da un account twitter.

 

Secondo il Ministero Iraniano della Cultura, aggirando la censura con dei semplicissimi proxy (ce l’ho fatta anch’io che a casa non vado molto oltre le basi di word, con la sola controindicazione che sul mio account è comparso un check in dal New Jersey), dall’Iran sono stati aperti circa 4 milioni di account Facebook (dati di aprile 2014), un numero altissimo per un paese in cui solo una piccola parte della popolazione ha accesso ad un PC.

Le autorità sanno però benissimo che la battaglia contro l’accesso ad internet è una battaglia persa, come espressamente dichiarato da Rohuani nella campagna per la liberalizzazione del web (“if you set up #filters, somebody’ll set up anti-filters … in this day and age, there is no choice but to satisfy the aspirations of the new generation”), e che è molto più facile conquistare il popolo del web sul web stesso (anche se con pessimi risultati a giudicare dal misero numero di “likes” e di followers conquistati da Khamenei ed Ahmadinejad…. più o meno 50.000 ciascuno, contro i circa 180.000 di Rouhani) piuttosto che combattere una battaglia contro internet e le nuove tecnologie.

 

Lo stesso vale per internet, le televisioni satellitari e qualunque altro mezzo di comunicazione che possa diffondere idee e valori occidentali.

Le televisioni satellitari sono vietate; ciò nonostante, sempre secondo fonti ministeriali, il 71 % degli abitanti di Tehran guarda le TV satellitari con parabole abusive.

 

I siti dei maggiori organi di informazione mondiali sono censurati … sono bloccati i siti del Corriere e della Repubblica, probabilmente per i loro contenuti politici, ed anche il sito della Gazzetta, che in effetti oggi come oggi tra reportage su wags, veline, “tifose hot” o servizi intimi sulle campionesse dei vari sport pubblica più tette e culi di Playboy (cosa che dovrebbe peraltro far pensare all’invasione di chiappe a cui noi siamo sottoposti senza neanche rendercene più conto).

E’ invece consentito, come magra consolazione, l’accesso a questo sito e a quello di tanti quotidiani italiani locali, certamente perché non hanno un numero di contatti sufficienti per attirare l’attenzione della censura piuttosto che per meriti o demeriti propri.

 

Quantomeno per i social network, con l’era Rohuani le cose stanno forse cambiando.

Rohuani ha infatti più volte dichiarato che l’accesso ad internet ed ai social network è un diritto fondamentale dell’uomo ed ha più volte promesso di liberalizzarlo.

 

 

Gli alcoolici


In Iran le bevande alcooliche sono tassativamente proibite.

Proibite, ma non introvabili.

In realtà, ogni famiglia che ne sia interessata ha il suo “uomo” di fiducia che, a seconda dell’abilità, può procurare liquori di marca estera importati di contrabbando o produzioni clandestine locali, spesso di pessima qualità e pericolose per la salute …

 

Bere un goccetto in Iran può peraltro essere un’esperienza, ma certo non un piacere ... per il piacere di bere (anche se è un bere ben diverso) conviene godersi i meravigliosi frullati e le spremute che si trovano in abbondanza per le strade di ogni città.

 

La rinuncia all’alcool non è peraltro un gran sacrificio.

L’atmosfera del posto invoglia molto di più a bere  una tazza di the in una tea house piuttosto che una birra; di vino e superalcoolici non ne parliamo neanche, con 35° all'ombra ...

 

 

 

Second life

 

In pratica, gli iraniani – soprattutto la borghesia “illuminata” - vivono due vite, quella pubblica di facciata secondo i canoni imposti dal regime islamico ed una seconda vita, nelle proprie case, senza alcuna imposizione (abbigliamento libero, TV satellitare, internet e social networks, bevande alcoliche, musica rock, nuotate “miste” nelle piscine condominiali private etc.).

 

Quello che più è curioso è che anche la seconda vita, quella clandestina, è praticamente alla luce del sole.

La TV satellitare è clandestina quanto possono esserlo 8-9 milioni di parabole sui tetti di Tehran.

L’uso di internet e dei social network grazie agli anti-filtri, come detto, è stato censito dal governo ed è comunque apertamente dichiarato (alcuni negozi addirittura pubblicizzano la propria pagina facebook scrivendo l’indirizzo sulla vetrina).

Nei negozi e nei bazar vengono infatti esposti vestiti occidentali ed abiti da sera scollati (in quello di Esfahan con le braccia dei manichini coperte da fogli di carta stagnola per rispetto del pudore islamico !!!!!) che a rigor di morale islamica possono essere indossati solo in presenza del marito … credere che sia effettivamente così è come credere che le donne delle nostre pubblicità davvero puliscano il cesso di casa loro in tailleur … ovvio che no ed ovvio che gli abiti da sera vengono indossati  in occasioni mondane, purché rigorosamente private, invece che per una cenetta familiare.

 

In pratica, tutto è permesso, salvo che non lo si faccia apertamente …. vizi privati, pubbliche virtù.

Più delle mie parole, vale la testimonianza di un’esule iraniana a Firenze letta su repubblica.it: “il Governo costringe la gente ad assumere una doppia personalità. Quella domestica, trasparente. E quella pubblica, schermata di religione e moralismo, dove le relazioni umane sono ingessate, dove non è così semplice comunicare con le persone”.

 

 

 

Il ramadan


Durante il ramadan, tutti i ristoranti ed i bar sono chiusi dall’alba al tramonto.

Per mangiare qualcosa è necessario andare nei ristoranti degli alberghi internazionali, di solito destinati ai viaggi d’affari o ai turisti occidentali, oppure ricorrere al metodo “underground”: entrare in un negozio di alimentari, comprare un sandwich con l’aria innocente di chi non se lo godrà prima del tramonto, sopportare lo sguardo irritato del negoziante (qualcosa del tipo “a chi vuoi darla a bere, pirla ?”), cercare una strada secondaria ed acquattarsi tra le macchine o negli androni per mangiare lontani da occhi indiscreti.

A Tehran (eccetto Tehran sud, più tradizionalista e religiosa) il più grosso problema in questi casi è trovare uno spazio appartato dove non ci sia già qualcuno nascosto a smangiucchiare qualcosa; nel resto del paese, soprattutto nelle aree più tradizionaliste, credo invece che non convenga correre rischi, anche per rispetto della popolazione locale … meglio comprare qualcosa in un negozietto e portarselo in albergo.


In ogni caso, è bene considerare il fattore ramadan nel pianificare la giornata, soprattutto quando è in estate; stare 10 - 12 ore senza mangiare e bere, quando ci sono 35 – 40°, non è per niente geniale !!

 

 

 

I martiri della guerra Iran – Iraq (la prima guerra del Golfo Persico, 1980/1988)

 

Dopo la Rivoluzione Islamica del 1979 il paese era economicamente in ginocchio, l’esercito ed in generale l’amministrazione statale decapitati (i vertici erano fuggiti all’estero o imprigionati come complici del regime dello Shah) e gli armamenti distrutti dalla guerra civile.

Quando l’Iraq gli ha dichiarato guerra (settembre 1980), l’Iran era un paese distrutto, abbandonato da tutte le potenze occidentali, con una struttura statale ed un esercito completamente da ricostruire; l’attacco iraqeno è stato respinto solo grazie all’immane sacrificio (circa 450.000 morti, di cui molti adolescenti, e tantissimi feriti) dei suoi soldati, a cui tutti gli iraniani – a prescindere dal credo politico/religioso – sono riconoscenti.

 

In loro ricordo, in tutto il paese ci sono tantissimi monumenti e tantissime foto ricordo dei caduti locali sulle strade (da cartelli simili alla nostra segnaletica stradale a veri e propri cartelloni simili ai nostri manifesti pubblicitari).

Il tributo più toccante è in ogni caso l’area dedicata loro a Behest-e Zahra, il cimitero di Tehran.

Ad ogni vittima è stata infatti riservata una teca in vetro, nella quale i parenti hanno messo gli oggetti che meglio raccontavano la sua vita (un vestito, uno strumento di lavoro, uno strumento musicale, un libro, una macchina fotografica etc.), dando in alcuni casi davvero -  soprattutto quando il morto aveva 15 anni – la percezione della vita spezzata … un po’ come entrare nella stanza del figlio morto, davvero uno dei pochi memoriali veramente toccanti che abbia mai visto.

 

 

 

Carte di credito, Rial e toman

 

A causa delle sanzioni internazionali, in Iran le carte di credito e bancomat dei circuiti occidentali non funzionano; ogni pagamento (salvo quelli degli acquisti importanti, come i tappeti, per i quali si usa una triangolazione fittizia su Doha, Dubai o altri paesi arabi) deve quindi essere fatto in denaro, il che crea grossi problemi (oltre a quello di dover girare con denaro contante).

 

Il primo è il cambio del denaro.

Fino all’epoca Ahmadinejiad, il governo imponeva infatti alle banche un tasso di cambio fisso che era meno della metà del valore praticato dai bureau de change indipendenti (nel 2012 circa 14.000 rial per euro, a fronte di un cambio di mercato a 26.000 rial); nell’epoca Rohuani, il tasso di cambio è stato sensibilmente alzato, ma rimane comunque una certa differenza con quello di mercato (circa 35.000 rial per euro invece di 41.000).

Per il cambio è quindi meglio rivolgersi ai soldi nei bureau de change, che a Tehran sono in Ferdosi Street.

Tra l’altro, è curioso come anche la città moderna riprenda la filosofia del bazar; così come negli antichi bazar i venditori di uno stesso bene si concentravano in una stessa area (il bazar dei tappeti, quello delle spezie etc.), lo stesso avviene oggi sia nei bazar che nelle aree moderne … Ferdosi Street ad esempio è occupata quasi esclusivamente dai bureau de change, una via vicina dai negozi di attrezzature sportive, un’altra da quelli di macchine fotografiche e di attrezzature cinematografiche, a Shiraz c’è addirittura una via di venditori di polveri ed integratori per body builders etc. etc.

 

Tornando al denaro, trovato il bureau de change, i problemi non sono finiti.

La banconota in corso di valore maggiore maggiore è quella da R 100.000, che equivale a circa € 2,5 (la banca centrale iraniana emette anche assegni al portatore da R 500.000, che vengono accettati come banconote, ma non tutti gli uffici di cambio li hanno) … cambiando 500 euro ti danno una mazzetta di banconote di 5 cm impossibile da mettere nel portafoglio.

 

Ma, soprattutto, il problema è capire i prezzi.

Visto il valore bassissimo del rial, qualsiasi cosa costa centinaia di migliaia di rial.

Per evitare di tirarsi dietro cifre astronomiche per qualsiasi cosa gli iraniani si sono dapprima inventati il toman (una moneta immaginaria, che equivale a 10 rial) e scrivono ogni prezzo in toman.

Visto che l’inflazione ha superato anche il toman, oggi nella lingua parlata cancellano semplicemente gli zeri da ogni prezzo; in pratica, dicono 10, sia che una cosa costi 10.000 sia che costi 100.000 … nessun problema se uno ha un’idea di massima di quanto possa costare una cosa, un casino se non se ne ha la più pallida idea.

Come se ciò non bastasse, chi è abituato a trattare con i turisti, supponendo (giustamente) che non capiscano niente di toman, per gentilezza da i prezzi in rial.

In pratica, se una cosa costa 100.000 rial, sull’etichetta è scritto 10.000 e se chiedi ti rispondono 10… di solito si fa prima a mangiare un kebab che a capire quanto costa !!!

 

 

 

 

Tutto ciò non toglie comunque nulla alla bellezza del paese e della sua popolazione; un viaggio in Iran è senz'altro un'esperienza meravigliosa sotto ogni aspetto.

L'Iran è un paese meraviglioso, pacifico nonostante sia al centro delle tensioni politiche che tutti conosciamo, sicuro (la piccola criminalità praticamente non esiste) anche per chi viaggia completamente solo (io l'ho fatto per una settimana circa, senza nessun problema), estremamente accogliente e, soprattutto, bellissimo.

 

 

 

Tehran

 

Tehran è incredibilmente brutta per essere una città di circa 10 milioni di abitanti.

Come se ciò non bastasse l’aria è irrespirabile, il sole è sempre coperto dalla cappa di smog, ogni volta che si attraversa la strada si rischia la vita, la vita culturale è limitata all’islamically correct, lo  shopping è inesistente (gli oggetti artigianali vengono da altre città iraniane e gli articoli di importazione sono in realtà gli stock delle collezioni degli anni precedenti, venduti al prezzo doppio a quello che avevano in Europa quand’erano appena usciti) e la vita notturna è quello che può essere in un paese in cui è vietare bere alcoolici, ballare e ascoltare musica occidentale.

Eppure tornare a Tehran alla fine del viaggio da sempre un’iniezione di leggerezza e speranza; è sufficiente scendere dal bus o dall’aereo per vedere come le donne di Tehran portino il velo disinvoltamente e sentire un’atmosfera più moderna e leggera rispetto a quella del resto del paese.

 

Ci sono comunque molte cose interessanti da fare o vedere a Tehran, oltre alle consuete mete turistiche (Golestan Palace, Bazar).

 

L’area dedicata ai martiri della guerra con l’Iraq al cimitero di Behest-e Zahara è veramente toccante (vedi sopra).

 

La tomba-mausoleo di Khomeini, ancora in costruzione (e probabilmente lo rimarrà per molti anni ancora), non è bella e non dà l’impressione che una volta terminata possa essere neppure lontanamente bella come quelle di Esfahan e di Shiraz; è però una delle moschee più vitali dell’Iran.

Prima di morire, l’Ayatollah Khomeini aveva infatti chiesto che la sua tomba fosse un luogo di svago e di gioia, dove i fedeli potessero incontrarsi ed i bambini giocare.

E, in effetti, è proprio così … all’interno del mausoleo ci sono persone che pregano, altre  che chiacchierano del più e del meno (a giudicare dai toni, molto di calcio e poco di religione) o dormono al fresco della moschea, bambini che giocano a nascondino o a rincorrersi e donne che spettegolano tra di loro.

Un’atmosfera molto strana per chi è abituato al “religioso silenzio” delle chiese, ma molto comune nelle moschee, dove le persone si raccolgono non solo per la preghiera in senso stretto … pare che durante i mondiali brasiliani in alcune moschee siano stati addirittura messi dei megaschermi poer vedere le partite della nazionale iraniana !!

 

Il Jamée Bazar (mercato del venerdì) è un mercatino delle pulci che si tiene il venerdì in un autosilo nella zona di Sa’adi.

A parte la location, ha i pregi e difetti dei mercatini delle pulci che ci sono in qualsiasi altra città; in questo caso è curioso vedere come gli oggetti in vendita, che nella maggior parte dei casi provengono dallo svuotamento di case e cantine, in realtà non avrebbero potuto essere in una casa iraniana (dischi rock, carte da gioco, bottiglie per alcoolici etc.)

 

La Milad Tower è a seconda dei punti di vista la (auto) celebrazione del regime islamico o la dimostrazione della crisi della nazione nell’ultimo secolo.

Secondo me è davvero triste che quanto di meglio un popolo riesca a realizzare in un secolo sia una torre (probabilmente del tutto inutile) clamorosamente simile alla CNN Tower di Toronto, inaugurata 42 anni prima.

 

 

 

Esfahan

 

Esfahan è una meraviglia, una delle città più belle ed accoglienti del mondo.

Nella Piazza dell’Imam (Naqsh-e Jahan o Meydam-e Imam) ci sono due moschee meravigliose – quella dell’Imam e quella dello sheik Loftollah – con delle decorazioni meravigliose in piastrelle azzurre che sono diventate lo stereotipo dell’arte islamica del mondo.

La bellezza della città non è però solo nelle sue moschee e nei suoi bellissimi ponti (che attraversano un fiume purtroppo in secca, dopo la costruzione di una diga a monte), ma nell’atmosfera generale che si crea attorno ai monumenti.

La Piazza dell'Imam nelle sere d'estate si riempie infatti di bambini che giocano, di persone che fanno il pic-nic tra le aiuole e di persone che vengono a prendere il fresco delle fontane … una specie di teatro a cielo aperto, tra le moschee più belle del mondo.

 

Lo stesso avviene sui ponti (il Khaju Bridge soprattutto), dove la gente si incontra spontaneamente per cantare insieme (polizia permettendo), chiacchierare al fresco, fare una passeggiata o bere una tazza di the (bellissima la tea house costruita sui bastioni del 33 Pol Bridge, quando l’acqua scorre lungo il fiume).

 

Anche il gran bazar (Bazar-e Bozorg), che collega la piazza alla Moschea del Venerdi (Jamee Masid), è bellissimo,  uno dei pochi ancora incontaminato dalla paccottiglia per turisti, dove gli artigiani (soprattutto scalpellini e riparatori di tappeti) convivono con i negozianti di merci artigianali (tappeti e spezie) e moderne (casalinghi e vestiti, dal chador all’abito da sera scollato).

 

Benché non abbia niente della bellezza della città islamica, è molto carino anche il quartiere armeno/cristiano (Jolfa), dove si nota un’atmosfera completamente diversa … i vestiti sono un po’ più liberi, l’atmosfera è più rilassata (ma non altrettanto accogliente) e ci sono tanti bar e ristoranti di atmosfera e stile occidentale (qualcuno quasi lounge) che non si trovano nel resto della città.

 

 

Yazd

 

Yazd, oasi nel deserto famosa per i badgir (torri del vento, costruite per incanalare il vento e creare un sistema di ricircolo dell'aria all’interno delle case), è meno bella di Esfahan, ma comunque affascinante, soprattutto nelle ore centrali della giornata, in cui la città si ferma letteralmente (neppure i tassisti alla stazione muovono un muscolo quando arriva un bus pieno di potenziali clienti !!) per sopravvivere al caldo.

Peccato che il bellissimo bazar sia ormai abbandonato.

 

 

Shiraz

 

Shiraz è bella, ha tante belle moschee, tanti bei palazzi, un bel bazar (anche se oramai ci sono quasi solo negozi di artigianato per turisti); è anche una città sacra, in quanto lo Shah Cheragh, fratello dell’Imam Reza a cui è dedicato il santuario di Mashhad è sepolto qui.

Sulla carta c’è tutto perché sia unma città bellissima.

Eppure, la città non ha la magia di Esfahan e delle sue moschee e l’Aramgah-e Shah Cheragh non è neppure lontanamente paragonabile al mausleo dedicato al fratello a Mashhad.

 

Insomma, … vedi Esfahan e poi muori.

 

 

Mashhad

 

Mashhad è famosa per il cibo e per l’Haram-e Rezavi, l’immenso complesso di moschee ed edifici religiosi costruito a partire dal 1300 (e poi via via ingrandito nel corso degli anni) dove l’Imam Reza è stato ucciso.

La sua fama è ben meritata in entrambi i casi.

Mentre però per il cibo Mashhad si è guadagnata la gloria senza effetti collaterali (salvo qualche chiletto in più), per consentire l’allargamento dell’Haram sono stati progressivamente distrutti i quartieri medievali, costruiti attorno al nucleo originario del mausoleo stesso; il risultato è che oggi l’Haram è immenso e Mashhad ha completamente perso il suo centro storico (oggi probabilmente l’unica città in tutto il medio oriente a non avere un bazar degno di questo nome, a parte la minuscola area del bazar dei tappeti sopravvissuta alle distruzioni).

 

Che ne valesse o meno la pena ingigantirlo, l’Haram-e Rezavi è oggi è una città nella città, composta da decine di cortili, moschee, scuole coraniche, musei, cimiteri, fontane, vasche per le abluzioni, mense per i poveri uffici di accoglienza ed uffici amministrativi.

Le moschee ed i cortili centrali sono molto belli, mentre allontanandosi dal nucleo originario del complesso la bellezza diminuisce progressivamente fino ad arrivare all’obbrobrio dei cortili più esterni, pieni di lampioni improponibili e di fari che sparano sulle cupole e sui minareti delle luci alogene che danno un’atmosfera fantascientifica al complesso.

 

Il fascino maggiore dell’Haram-e Rezavi è comunque l’atmosfera.

Nell’haram lavorano centinaia di volontari – tutti incredibilmente gentili - che con un’efficienza svizzera stendono e ritirano tappeti, puliscono, provvedono alla manutenzione, danno informazioni, custodiscono le scarpe lasciate agli ingressi delle moschee, assistono le persone invalide e i bambini (c’è addirittura un baby club, in stile un po’ troppo ClubMed per i miei gusti) preparano i pranzi per i poveri etc.

Ci sono poi i pellegrini, migliaia al giorno, che rendono omaggio alla tomba dell’Imam Reza, compiono tutti i rituali di preghiera (alcuni in modo compassato, altri piangendo come se fossero al funerale della propria madre) e fanno tutto quello che normalmente fanno in una moschea (parlano, si stendono sui tappeti, controllano i bambini che giocano intorno a loro).

Nonostante ciò, nel santuario rimane un’atmosfera e una tensione religiosa neppure lontanamente paragonabile a quella dei nostri luoghi di culto (di certo i mussulmani, pur essendo loro abitudine frequentare la moschea anche per motivi non strettamente religiosi, non hanno l’attegiamento irriverente che ho visto in centinaia di brufolosi Papaboys sdaraiati per terra a mangiare, bere e cantare cori da stadio alla Basilica di San Francesco …).

La cosa migliore è quindi visitare il santuario in tutte le ore del giorno per vedere i rituali di ogni ora (le mie preferite sono prima delle 8 di mattina e dopo le 11 di sera, anche perché c’è meno gente e fa più fresco).

 

Ingresso al santuario: l’ingresso al complesso dell’Haram-e Rezavi è ufficialmente consentito a tutti, anche a chi si dichiari espressamente non mussulmano; è vietata ai non mussulmani solo l’entrata in alcune aree del complesso (la sala dove si trova la tomba dell’Imam Reza e forse qualche altro cortile e/o moschea).

Di fatto, l’applicazione della regola è comunque molto elastica; molto dipende dalla riconoscibilità della “non mussulmanità” (ovvio che indossando Rayban, Hogan e pantaloni a vita bassa le possibilità di essere fermati aumentano, vestendosi– per quanto possibile – in stile Ahmadinejad crollano drasticamente) e dai singoli guardiani delle varie aree.

Girando più o meno a caso, a me è capitato di essere fermato (gentilmente) all’ingresso in una sala e di essermici poi ritrovato per caso qualche ora dopo senza che nessuno mi avesse detto niente.

In ogni caso, il santuario è talmente grande e bello che non essere ammessi in due o tre sale non cambia nulla; tra l’altro, la sala dove si trova la tomba dell’Imam Reza è talmente affollata che difficilmente un non mussulmano riuscirebbe ad entrare (salvo che sia disposto a sgomitare con i pellegrini più grintosi per arrivare in prima fila).

 

Sia per i mussulmani che per i non mussulmani è vietato entrare in qualunque parte dell’Haram con le macchine fotografiche; è però consentito fare fotografie con i cellulari.

 

 

 

 

Infine un ringraziamento particolare per la loro ospitalità e la loro gentilezza a Mr e Miss Mirpourian, a Mehi, a Maryam, ad Ali, a Zahra e a tutti i loro amici, con l’augurio che possano costruire presto l’Iran laico, pacifico e democratico che sognano.

 


Libri consigliati

Un’estate a Tehran, di Farian Sabahi

Passaporto all’Iraniana, di Nahal Tajadod

Taglia e cuci, di Marjane Satrapi (graphic novel)

Zahra’s Paradise – I figli perduti dell’Iran, di Amir & Khalil (graphic novel)

La casa della moschea, di Kader Abdolah

Persepolis, di Marjane Satrapi (graphic novel)

Leggere Lolita a Tehran, di Azar Nafis

Chador, Lilli Gruber

 

Film (non pallosi) consigliati

Pollo alle prugne, di Majane Satrapi e Vincent Paronnaud

A proposito di Elly, di Ashgar Farhadi

Una separazione, di Ashgar Farhadi

Persepolis, di Majane Satrapi e Vincent Paronnaud

I gatti persiani, di Bahman Ghobadi

 

Testo di Simone Frassi, foto di Simone Frassi, Pardis Boroomand e Ali Bahmani

 

 

 

TAGS

Ab o atash - Afifolaof Caravanserai - alcool - Ali Bahmani - Ali Quapu Amir Chakhmaq Complex architettura islamica – architettura persiana – architettura sciita - Armenian quarter -Ayatollah wall painting Azadi - Azadegan Teahouse - BADGIR - Bagh-e Doulat Abad - bandiera americana bazar Bazar-e bozorg Bazar-e Vakil -  behest-e Zahra - Binalud Bogheh-ye Seyed Roknaddin - Café Masoudiécimitero di Tehran - chador Complesso di Amir Chakhmaq - ESFAHAN - Facebook -  Foto Foto di viaggioFriday MosqueGolestan Palace - HARAM-E REZAVIhejab - images Imam Mosque - IMAM REZA MAUSOLEUM - Imam Square - immagini - IRAN ISFAHAN - ISLAM Islamic architecture - Islamic dresses Islamic veil - Israel - Itinerari - Jamee Bazar Jolfa - Kang - Khaju Bridge - Khamenei wall painting - Khomeini wall painting Martiri della guerra tra Iran e Iraq - MASHHADMasjed-e Nasir Al MulkMasjed-e Jameh - Masjed-e Vakil mausoleo dell'Imam RezaMeydan-e Imam Mila Tower - Moschea del Venerdì - Moschea dell’Imam Moschea del Vakil -  Moschea dello Sceicco Loftollah - Moschea Nasir al Mulkmurales della bandiera americana Murales di Khamenei Murales di Khomeini - Museo di Arte Contemporanea di TehranNAQSH-E JAHAN Naranjestan Qavar -  Neishabur Palazzo del Golestan - Pardis Boroomand - Park-e Mellat - PERSIA - PERSIAN Persian architecture - photosPiazza dell’Imam - picturesQuartiere armeno - RAMADAN -  Sheik Loftollah Mosque - Shapouri HouseShiraz - Simone Frassi - Social networks -  Tehran Tehran Bazar - Tehran Contemporary Art Museum TORRI DEL VENTO - travel travel photos travel pictures - TWITTER - USA flag velo islamico - wall paintings Iran Iraq War martirs - YAZD - Zahra’s Paradise -  Zoorkhaneh